ANZANO DI PUGLIA (un po’ di storia)

    Il Comune di Anzano di Puglia ha l’estensione territoriale più piccola della provincia di Foggia. E’ un paese autonomo da Trevico (AV) dal 1810. Conta 2100 abitanti ed è caratterizzato da costruzioni moderne che si sviluppano sulle pendici di una vallata, ben amalgamate con il verde paesaggio collinare che le circonda.
    E’ situato a 760 m/s.l.m. ai confini con la Campania. Il suo territorio è adagiato in parti uguali sul versante appenninico pugliese (500 ettari) e campano (600 ettari). La linea dello spartiacque corre sui monti di Scampitella, della Gessara, di Piana dell’Aia, di Piana delle Mandrie.
    Per questa sua posizione è appartenuto alternativamente alla provincia di Avellino e alla provincia di Foggia:
1810: appartiene alla provincia di Principato Ultra – Avellino
1812: appartiene alla provincia di Capitanata (Foggia)
1862: ritorna alla provincia di Avellino, con il nome di Anzano degli Irpini
1931: passa definitivamente alla provincia di Foggia, con il nome di Anzano di Puglia
    Manca di un vero e proprio centro storico, perché distrutto da vari terremoti. I più recenti sono quelli del 1930, 1962 e 1980.
    Il terremoto del 1930 provocò la morte di 39 persone, la caduta della chiesa in stile romanico a tre navate e la distruzione di gran parte del centro storico.
    Con i terremoti del 1962 e 1980, sono state ulteriormente distrutte tutte le sue testimonianze antiche. Dopo le relative ricostruzioni il paese ha assunto un aspetto moderno, tanto che il territorio non presenta caratteristiche di degrado ambientale e la quasi totalità delle strade sono rotabili. Le poche case più vecchie ancora presenti, risalgono agli inizi del novecento e gli unici beni architettonici rimasti sono da considerarsi i “Portali” di alcune abitazioni di proprietà di privati cittadini, tutti concentrati in quel poco che resta del centro storico.
    Nonostante queste profonde trasformazioni è pur tuttavia un paese che ha conservato la cultura del vicolo e la vita semplice delle piccole realtà interne dell’Appennino in cui paese e campagna ancora si fondono.
    Nella memoria dei nostri anziani sono ancora presenti i ricordi del “parrozzo” (pane dei poveri fatto di farina di mais), dei “pastori e della transumanza delle pecore” dalle montagne abruzzesi in Capitanata, attraverso il Tratturo Regio Pescasseroli – Candela, che l’ambisce per un intero lato il territorio del comune di Anzano e di cui è ancora integro gran parte del tracciato tanto che annualmente, nel mese di agosto, sulle tracce della transumanza, un gruppo di cavalieri continua a ripercorre l’intero tracciato da Candela a Pescasseroli.
    All’Abruzzo ci lega ancora un piatto tipico locale, un tempo molto in voga: “I ravioli dolci”, tipici di alcune zone dell’Abruzzo.
    Per tutte queste vecchie tradizioni si può tranquillamente affermare che qui si respira ancora aria di Abruzzo e di Irpinia. Con queste Regioni ha condiviso cultura e miseria, anche se oggi sembra condividere solo la lenta agonia dei paesi interni di collina.
    Il Comune di Anzano di Puglia si è da poco dotato di un’importante infrastruttura: un maestoso Hotel Albergo-Ristorante a quattro stelle denominato "Villa Paradiso".
    Il paese, data la sua conformazione collinare, è un angolo di territorio accogliente, salubre e particolarmente adatto a trascorrervi le vacanze estive, specialmente per chi necessita di aria fresca, priva di inquinamento atmosferico e al riparo dalla micro e macro criminalità di cui è praticamente privo.
    La terra di Anzano di Puglia nasconde preziose tracce del neolitico inferiore, del bronzo finale, resti di vasi sanniti, romani, medioevali, ecc.
    Nel corso della storia il paese ha cambiato nome: Anxanum (per alcuni studiosi); Avezani (per altri studiosi); Antianus > Anzanus (per altri studiosi ancora).
    Si trova su un nodo viario romano e precisamente all'incrocio della via Herculea con la via Aurelia Haeclanensis (braccio della via Appia che seguiva pressappoco l’attuale tracciato del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela che l’ambisce proprio il Comune di Anzano), che si dirigeva a Herdonia (Ordona).
    Per questa sua posizione, secondo lo studioso Lorenzo Giustiniani, è il luogo in cui effettivamente si trovava la famosa "villa vicina Trevici" (casa di campagna nelle vicinanze di Trevico), in cui soggiornò Orazio nel suo viaggio da Roma a Brindisi (20 a. C.). Forse per questi motivi sul suo stemma è raffigurato un tempio romano attraversato da una strada.
    Dal I al V sec d. C. la colonia di Eclano (Mirabella Eclano) comprende nel suo agro Anzano, Accadia, La Roggia (Santa Maria di Olivola). (Th. Mommsen C.I.L. IX, n° 1209; n° 1401; 1405) – (Emilio Paoletta, “Ignotum oppidum”, stud. Editoriale Dauno, Foggia, 1964, pag. 63).
    Durante la 2° e la 3° guerra sannita, i Romani sostituirono i nomi a tutte le città sannite. Anche Anzano perdette il nome irpino ed ebbe quello latino: Ad Matrem Magnam. (cfr. Michele Auciello: “Per una storia”).
    Il suo nome è di origine romana, si affaccia ufficialmente alla storia nel 841 e si presenta come parte di feudo dell’immenso territorio che l’imperatore di Germania Lotario I donò al monastero di Farfa (“…Fundum Olivolam…”), anche se la sua storia è pregna di avvenimenti succedutesi nel Medioevo.
    Il 10 ottobre 1086 è nominata in un atto come “serram de Anzano” (serra o collina di Anzano). - (Biblioteca Monumento Nazionale della Badia di Cava dei Tirreni – SA ).
    Il 10 novembre 1131, questo stesso luogo, è nominato come “S. Maria di Anzano” nel Diploma di Riccardo.- (Biblioteca Monumento Nazionale della Badia di Cava dei Tirreni – SA ).
    Da questa data la storia della Chiesa di S. Maria di Anzano (in passato chiamata S. Maria in Silice) è legata all’esistenza di un Casale, facente parte fino al XIV secolo della Diocesi di Monte Corbino, nel Principato Citra (Salerno). E’ a questa Diocesi che fino al 1310 sono pagate le decime.
    Nel 1343 è Casale della Baronia di Vico e di Flumeri, federazione di Casali in cui gli abitanti circolavano liberamente ed i beni erano in promiscuità su tutto il territorio, tra il feudatario e l’Università (Comune), tra Università e Università, per cui i cittadini avevano il diritto di legnare (ius legnandi), di prelevare acqua (ius aquandi) e pascolare (ius pascendi).
    Nella metà del XV secolo la guerra tra Aragonesi ed Angioini determina la crisi della Baronia e la conseguente distruzione di Accadia, Casaleandra e forse anche di Anzano. Infatti, nel 1462 (agli inizi di agosto), Ferrante D’Aragona, durante i 19 giorni di assedio ad Accadia distrusse, quasi sicuramente, anche Anzano. (cfr. Emilio Paoletta: ”Ignotum Oppidum” – Studio Editoriale Dauno – Foggia 1964).
    Nel 1487 risulta Casale ufficialmente disabitato con territorio accorpato a quello di Trevico (AV). - cfr. La sentenza n. 5 del 2 marzo 1810, pag. 154, emessa dalla Suprema Commissione Feudale, nel riportare l’inventario dei beni di Federico D’Altamura dell’anno 1487, recita: “Item dentro lo dicto territorio de Vico (Trevico) è un casale nominato Anzano, quale al presente è disabitato…”.
    I veri motivi dello spopolamento sono ignoti, sicuramente hanno contribuito sia calamità naturali, come terremoti e peste, sia azioni dell’uomo, come guerre e saccheggi. Secondo una ricerca effettuata dallo studioso locale Michele Auciello, lo spopolamento del Casale di Anzano in epoca tardo medioevo è da attribuire anche al fatto che gli abitanti, per sfuggire ai saccheggi dei “malandrini” si spostarono verso paesi più sicuri, come Trevico e Sant’Agata, perché dotati di difese murarie (castelli).
    Agli inizi del 1700 la vita ritorna in Anzano: le “pagliaia e le mandre” (ricoveri per animali), ma anche costruzioni in pietra “masserie”, abitate poi fino alla metà del 1900, sorgono lungo i bordi della via che unisce Vallata al Regio Tratturo Pescasseroli - Candela (via di Transumanza dei pastori abruzzesi fino alla metà del 1900).
    Nel 1715 il Frate Serafino Montorio dà notizia che in Anzano, “anticamente una gran terra, ma poi distrutta dagli infortuni del tempo”, si venera “l’immagine di Maria” (“Zodiaco di Maria”– Napoli – tip. Paolo Saverini, 1715, pag. 356).
    Il 17-10-1793, nel registro parrocchiale dei Battesimi, risulta il primo atto registrato, a firma di Ciriaco Rossi, Cappellano Curato della chiesa di S. Maria di Anzano, della Diocesi di Trevico.
    Nel 1799, durante la Rivoluzione Napoletana, il casale di Anzano, di 825 anime, chiede l’autonomia da Trevico sia per l’eccessiva lontananza (9 Km), sia per la mancanza di collegamenti. L’amministrazione di Trevico risponde che ci sono tre strade di cui una carrozzabile e che se anche volessero concedere l’autonomia, in Anzano non si troverebbero uomini atti ad amministrare perché tutti poco acculturati e nelle loro abitazioni ci sono anche animali (Archivio di Stato Avellino).
    Nell’Aprile 1806, l’esercito di Napoleone Bonaparte, con a capo Gioacchino Murat, entra nel Regno di Napoli e depone Ferdinando IV (già nell’agosto del 1806 Anzano paga 16 ducati per il mantenimento dell’esercito francese).
    I registri di nascita e di morte dello Stato Civile di Anzano riportano sul frontespizio questa dicitura:
- per gli anni 1810 e 1811: Provincia di Principato Ultra (Avellino) – Distretto di Ariano – Università di Anzano.
- dall’anno 1812: Provincia di Capitanata (Foggia) – Distretto di Bovino – Comune di Anzano.
    In una relazione dell’Intendente di Avellino – anno 1813 – si afferma che Anzano fu creato Comune dall’esercito francese.
    Nel 1809 Orta e Stornara diventano autonomi per cui è probabile che anche Anzano sia diventato comune con lo stesso decreto. Indirettamente si sa che il decreto ministeriale fu emesso nel 1809. Infatti, il 31-12-1809 l’intendente di Avellino, scrive al Ministro Reggente di Stato Ricciardi di inviare altri due bollettini per il Comune di Sturno e Anzano, smembrati rispettivamente dal comune di Frigento e Trevico (Archivio di Stato Avellino).
    Il primo gennaio 1810, diventa ufficialmente Comune autonomo da Trevico.

 

© 2006 by prof Rocco Melino